Premessa: “Sin dal principio ho difeso la mia libertà di pensiero e d’azione individuale. Credo che sia il modo migliore per mettere alla prova il desiderio collettivo di perseguire un obiettivo”.

Esattamente un anno fa ho saltato le transenne in piazza San Pietro per avvicinarmi all’albero di natale scelto dal Vaticano: un abete rosso di 113 anni sacrificato ad Andalo, in Trentino.

Avevo con me un cartello rosso, su cui avevo scritto con il pennarello bianco “Francesco la senti questa voce?”, in tasca “Plantsplay”, uno strumento per ascoltare la musica delle piante.

La “musica delle piante” è la tecnologia scientifica più avanzata che l’uomo sia riuscito a raffinare in 60 anni di ricerca per permettere agli oltre 15 sensi di un essere vegetale, di trovare una traduzione percepibile dal nostro udito, grazie al linguaggio armonico universale della musica.

Il 27 novembre 2021, scartata l’idea di rimanere vicino all’albero per coinvolgere l’intera piazza nell’ascolto, ne venne fuori un video virale su facebook.

Non ho mai confessato che quel giorno avrei voluto piangere,

Per tutte le incomprensioni tra il regno vegetale e la nostra società che porto sulle spalle da troppo tempo, da solo per via della fedele devozione al messaggio che voglio portare a questo mondo.

Per gli anni spesi letteralmente per strada con il desiderio di costruire un linguaggio per interagire con l’umanità nonostante le sue polarizzazioni e cristallizzazioni.


Se scrivo questo articolo, significa che non ho più niente da perdere.

L’unico pensiero che mi ossessiona è voler ricominciare ad immaginare la mia vita senza più sentirmi responsabile di ogni decisione politica ed economica affrettata, che immancabilmente porta offesa al regno vegetale.

Avendo affrontato la questione dell’albero di natale in vaticano da solo sin dal novembre 2021, posso dire di avere la coscienza più che a posto.

Sono stato nelle stanze vaticane a chiedere di fermare il taglio dell’abete con i conservatori delle dinamiche naturali del bosco ma questi, anziché schierarsi al mio fianco per argomentare le nostre ragioni, mi considerano un traditore per averci provato fino in fondo intimandomi di non nominarli più.

Ho guardato negli occhi ed intervistato gli scienziati che oggi, a proposito di questa faccenda, temono per i propri affari e devono stare attenti alle proprie parole in relazione agli interessi che hanno sul mercato degli abeti e del legname.

Ho consigliato telefonicamente al Sindaco di Rosello di rinunciare al taglio dell’Abete per essere ricordato come il primo ad averlo fatto.

Ma soprattutto non mi sono mai scandalizzato per il taglio di un albero e sono tutto tranne che un fanatico.

Ho caricato su centinaia di camion quintali di alberi vivisezionati dagli arboricoltori con cui ho lavorato per anni tra Varese e Roma, una cariola alla volta.

Prima di dedicarmi, dal 2018, alla Ricerca Etnobotanica.

Vi invito a leggere fino in fondo questo testo per provare a comprendere come grazie a questo abete abbiamo un occasione più unica che rara per cambiare approccio nei confronti della Vita.

Non perdiamola.

 

I RITI PAGANI CARI A PAPA GIOVANNI PAOLO II


Natale 1982, Città del Vaticano.

Per espresso volere di Papa Giovanni Paolo II viene eretto per la prima volta in Piazza San Pietro, alla destra dell’obelisco, un albero proveniente di anno in anno da una diversa regione montana d’Europa.

Novembre 2022, Agnone (IS).

Una delegazione del Vaticano sceglie un Abete bianco plurisecolare protetto da leggi europee, perché sia abbattuto e portato in Piazza San Pietro dal bosco di Montecastelbarone ad Agnone, in provincia di Isernia, Molise.

Peccato che il Comune di Rosello, territorio dalla quale dovrebbe essere ricevuto il dono, sia in provincia di Chieti, Abruzzo.

E i permessi per tagliare quell’albero non ci sono.

Un errore di disattenzione? Forse no.

Il sindaco di Rosello, colto sulla scena del tentato illecito, dichiara: ”Insieme al comune di Agnone, che è al confine con il nostro territorio, avevamo individuato l’albero giusto ormai da tempo, in una zona dove da un pezzo sono in atto abbattimenti”.

Quindi nell’ Area SIC (sito di interesse comunitario) dove era appena stata negata l’autorizzazione al taglio davanti al mondo intero, si praticano abbattimenti da anni su una specie protetta?

Approfondire questa dichiarazione darebbe ancora più rilevanza al fatto che le richieste di accesso alle documentazioni fatte da Dario Rapino e dal WWF, siano state respinte al mittente con ostinazione dal sindaco fino a costringere il fotografo e naturalista ad usare i propri social per denunciare il reato in corso.

I riflettori puntati sull’illecito fanno cambiare idea al Sindaco, che in poche ore trova un sostituto per il rituale di Piazza San Pietro.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo in Vaticano.

 

E’ il 1996 quando Giovanni Paolo II decide che non basta più fare arrivare un abete tutti gli anni in Vaticano: in via del tutto eccezionale, un altro rito pagano arriverà in Vaticano ancora più platealmente.

“Si darà fuoco a centinaia di abeti, così che le fiamme raggiungano le finestre del palazzo apostolico”: è l’8 dicembre 1996 quando il rito sannita della ‘Ndocciata, invade Via della Conciliazione e Piazza San Pietro.

Ma dove vengono tagliati gli abeti per fare due volte all’anno, tutti gli anni, questo rito?

Nel bosco di Montecastelbarone, ad Agnone.

Proprio quello dove il Sindaco è stato scoperto senza i permessi ed ha ammesso che gli alberi, in quel luogo, vengono abbattuti da anni.

Difficile credere che tra queste dichiarazioni non ci sia correlazione.

Soprattutto se si allarga lo sguardo sul passato e sul presente delle relazioni tra Agnone ed il Vaticano.

 

CONTROLLARE IL TEMPO O IMPARARE A SENTIRLO TRASCORRERE?

E’ bene precisare che sia nel caso del legno che in quello del metallo, da ricercatore scientifico considero i manufatti dell’uomo in quanto tali, e ne studio le dinamiche e le ragioni di utilizzo in quanto etnologo.

Se quindi considero diseducativo da parte del Vaticano che si sacrifichi un albero (qualsiasi albero), in un momento di tensione a causa del collasso degli ecosistemi, serve un diverso approccio scientifico alla percezione del tempo e del suo trascorrere, per comprendere l’utilizzo che il cristianesimo ha fatto delle campane.

Dal momento in cui siamo focalizzati sul territorio da cui proviene l’abete sacrificato quest’anno, ed abbiamo trovato delle interessanti coincidenze storico-culturali, è interessante avere testimonianze sulle relazioni tra la Chiesa ed Agnone, appunto per la produzione di campane, sin dal 1339.

Una relazione talmente fedele nei secoli da essere insignita nel 1924 da Pio XI della nomina di “Pontifica Fonderia”.

 


L’etnologia ci racconta che la Chiesa
, per diffondere le proprie politiche, ha commissionato milioni di campane in  tutto il mondo, così da cominciare a scandire il tempo degli uomini nei villaggi.

E se fin dal 3000 a.c. sappiamo dell’utilizzo dei gong nell’Antica Cina, in Occidente le prime tracce di campanellini che corredavano le vesti dei guerrieri spartani risalgono al VII secolo a.c.

Solo nel medioevo però, la campana acquista la sua funzione essenziale diventando l’oggetto attraverso il quale l’istituzione ecclesiastica scandisce il tempo liturgico e civile.

Facendo un salto, appunto nel Tempo, di un migliaio d’anni, possiamo affermare che la società per come la intendiamo oggi, ci ha costretto in un sistema dove “il tempo è denaro”.

Trasformare il Tempo in un questione materiale, è stato possibile solo cominciando a dettarne i ritmi.

Prima dell’avvento delle campane, i nostri sensi erano coordinati ai ritmi della Natura e meno suggestionabili.

Alienarci dalla percezione del trascorrere del tempo in relazione alle altre forme di vita con cui condividiamo il pianeta, è stato un grave errore controintuitivo della nostra specie, che ha portato oggi il 98% dell’umanità a soffrire di “plant blindness”, cecità alle piante.

Cecità quindi, alla soluzione.

 

Soluzione di cui si occupa dal 2018 il progetto “Prospettive Vegetali” provando ad illuminare il sentiero della scienza etnobotanica perché tutti ne godano.

Piante comprese, essendo i vegetali organismi talmente evoluti da saper risolvere naturalmente qualsiasi problema ovunque non le si combatta.

Per comprendere cosa dovremmo fare attivamente, a livello sistemico, c’è bisogno di interagire con scienze evolutive come l’etnoecologia e l’etnobotanica, che mettono l’uomo in relazione a quell’insieme di processi naturali che condizionano la realtà in modi e su piani di percezione temporale diversi.

Che le campane suonino, oppure no.

 

IL VERO MIRACOLO? FEDE E SCIENZA INSIEME PER SALVARE IL CREATO

Provate ad immedesimarvi in un individuo ricevuto al Governatorato Vaticano per chiedere di rinunciare al taglio di un singolo albero, dopo aver dedicato la propria esistenza allo studio delle relazioni complesse tra esseri umani e vegetali.

Grazie a questa esperienza vissuta sulla mia pelle, oggi ho il privilegio di poter “raccontare degli eventi”, essendone coinvolto.

Iniziare una trattativa con chi viene considerato l’incarnazione del bene o del male, a seconda della prospettiva che soggettivamente gli viene attribuita, non è una possibilità che viene data a tutti.

La sensazione che ho avuto varcando la Porta Petraea, camminando a lato della Basilica fino all’ingresso dei Giardini Vaticani, è stata di appartenere al progetto del Vaticano tanto quanto a quello del gruppo con cui avanzavo la richiesta di fermare l’abbattimento dell’Abete.

Nei giorni successivi all’incontro, al contrario del resto del gruppo accontentatosi di sentirsi dire che si proverà a cambiare (forse) questa tradizione nel 2023, sono stato l’unico a credere che il Vaticano ci stesse implorando di essere aiutato a fare questo grande passo.

E solo provare ad evitare che un albero arrivasse in piazza, avrebbe estinto del tutto la mia preoccupazione sulla “sete di giustizia” che nutre il popolo degli alberi e non solo.

Ho fatto tutto quello che ho potuto, per provare a cambiare un finale già scritto.

Cercando spirito di partecipazione e senza dare mai adito a fraintendimenti: che i social mi siano testimoni.

Il desiderio di “trascinare il Vaticano” a questo cambiamento per portare un messaggio di pace non mi ha affatto spaventato, anzi mi ha portato a studiare con ancora più dedizione tutti i protagonisti e le questioni riguardanti questa storia, perché la narrazione fosse accurata ed inconfutabile.

GUARDA E CONDIVIDI IL REPORTAGE REALIZZATO ALL’ABETINA DI ROSELLO 5 GIORNI PRIMA DI ESSERE RICEVUTO IN VATICANO

 

 

Così, vivendo in camper per un mese al confine tra Rosello ed Agnone, è stato ancora più incredibile scoprire che sul Monte Sant’Onofrio, dal 2009 si gridi al miracolo.

E nel 2020 il Vaticano ha nominato una commissione per studiare le presunte apparizioni della Madonna.

Ma un ricercatore etnobotanico non si lascia impressionare da “visioni” o “apparizioni”.

Riflette invece sul confronto più che lecito intellettualmente, tra cosa sia un “apparizione” ed un “allucinazione”.

Come può succedere che una testimonianza sia presa per vera sotto forma di apparizione (il manifestarsi improvviso o inatteso allo sguardo o in sogno, di esseri o oggetti, atti a destare particolari sentimenti), quando allucinazione significa “stato morboso in cui ciò che è pura immaginazione viene percepito come realtà”?

In Etnobotanica, esiste una branca dedicata allo studio delle piante “enteogene”, piante dotate di principi attivi che provocano sulla psiche umana una percezione di contatto spirituale con lo spazio esterno.

La medicina psichedelica è sempre più popolare nella comunità scientifica, e al contrario di presunti o reali misticismi su cui si può millantare, è destinata a rivelarsi come una tra le più efficaci risposte per curare e prevenire le malattie della nuova era.

Soprattutto perchè permette all’individuo di imparare ad esplorare la propria psiche distinguendo quello che è reale da quel che è suggestione o ancor peggio finzione con un fine.

Dopo aver fornito un’altra prova dell’enorme influenza della Chiesa su questi luoghi e le persone che ci vivono, provate ad immedesimarvi in Michelino Marcovecchio, contadino e cuoco nato ad Agnone, che dal 2009 sostiene di vedere apparire l’anima di sua suocera assieme alla Madonna.

Per ottenere risposte esaustive su questioni così complesse, dobbiamo prima pretendere che ci sia uno spazio di dialogo pubblico tra Scienza e Spiritualità, senza che nessuna delle due si snaturi, ne’ venga esclusa dal dibattito.

 

“Suggerisco di mettere da parte le nostre differenze per salvare la Creazione. La difesa della natura vivente è un valore universale. Non sorge né promuove alcun dogma religioso o ideologico. Piuttosto, serve senza discriminazione gli interessi di tutta l’umanità. Pastore, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Il Creato – la Natura vivente – è in gravi guai.”

Edward Osborne Wilson

ADDIO ALL’EGO DELL’UOMO: IL 3 DICEMBRE PUNTO TUTTO E LASCIO

Il “Girotondo” dipinto nel “Giudizio Universale” del Beato Angelico.

Nel 2017 inserivo Papa Francesco in una lista di oltre 2000 persone alla quale avrei voluto fare delle domande riguardo le relazioni complesse tra esseri umani ed il regno vegetale.

Negli ultimi 4 anni ho intervistato e conosciuto gran parte e molti altri protagonisti di quella lista (in continua espansione), ma sembra che ottenere risposte dal Papa sia più difficile del previsto.

Così quest’anno, il giorno dell’arrivo in Vaticano dell’albero sacrificato, ho scritto un post comunicando che il 3 dicembre sarei stato in Piazza San Pietro assieme a tutti coloro che avrebbero voluto ascoltare la musica di questo ennesimo esemplare estraniato dal proprio contesto.

Ero proprio incazzato, e a giudicare dai vostri commenti sui social, non ero affatto solo.

Sin da quel giorno avete cominciato a scrivermi per organizzare macchinate e chiedere informazioni su come e quando raggiungere la capitale.

Persino i giornali e le tv erano molto interessati a quello che avrei voluto fare il giorno della festa.

Ormai li conosco: i media non vedono l’ora di dipingermi come un ego, un leader, un frontman capace di guidare le persone fino in piazza San Pietro per pretendere che questa tradizione venga interrotta.

Ma Prospettive Vegetali è nato, al contrario di quanto si vorrebbe provare a far credere, per far emergere il protagonismo delle persone comuni, sfidando il loro desiderio, soprattutto quello sottovalutato o censurato, di far emergere la Verità per un bene collettivo e non individuale.

Dopo l’effetto Greta Thunberg, servirebbe un nuovo volto che rappresenti in toto il “dissenso ambientalista”, per poterlo combattere e denigrare a piacimento.

Ma io, assieme a voi, non sono il dissenso, ma parte della soluzione.

L’antitesi che rende possibile la Sintesi, per citare Hegel.

E’ per questo che il 3 dicembre non sarò in piazza San Pietro.

Nemmeno se il Papa dichiarasse terminata questa pratica a cominciare da subito.

 

Una delle 65 locandine ricevute per promuovere il documentario “Botanica per tutti” gratuito sul canale youtube “Prospettive Vegetali”

Negli ultimi 4 anni sento di aver preparato il terreno perchè, con me o senza di me, quel giorno possa nascere un germoglio di Pace tra gli esseri umani ed il regno vegetale.

Lo offro ad ognuno di voi, perchè ne facciate un momento di bellezza, di cura, e di crescita.

Siate protagonisti di un girotondo attorno all’albero, chissà, magari ascoltando la sua voce un ultima volta grazie al candido coraggio di un nuovo “saltatore di transenne”.

Nessuno vi ostacolerà: è un cerchio che io ho aperto e che ora deve chiudersi pacificamente, così come è nato.

La mia assenza deve servire a chiarire che la storia dell’Uomo che incontra la Scienza e lo Spirito contemporaneamente, non è solo la mia storia, ma è la storia di tutti.

L’anno scorso ho permesso a migliaia di persone di accorgersi che un albero è capace di provare gratitudine così con le radici in terra, così sulla croce.

Quest’anno possiamo onorare il suo sacrificio e renderlo protagonista della festa.

Si metta fine a questa maleducazione e trovi dimora in Vaticano un Castagno, per esempio, considerato “l’albero del pane”.

Sarebbe bellissimo ogni anno ricevere i  suoi doni per condividerli in piazza, riconoscendoci tutti come Fratelli nella Povertà.

Ad ottobre, con i suoi frutti, penserebbe persino agli addobbi.

Prima di spogliarsi per accogliere le nostre decorazioni.